14 Oct 2024

Disoleazione delle acque meteoriche: a cosa serve e quando è necessaria

L’importanza dell’impianto di disoleazione per proteggere l’ambiente

La disoleazione delle acque meteoriche è una pratica fondamentale per la gestione delle acque provenienti dalle piogge, soprattutto nelle aree urbane e industriali, dove è elevato il rischio di contaminazione con oli, idrocarburi e altre sostanze.
Questa attività è necessaria per proteggere l'ambiente, garantendo che le acque piovane, una volta trattate, possano essere reimmesse in sicurezza nel ciclo naturale o nel sistema fognario senza causare danni.

Disoleazione delle acque meteoriche

In questo articolo spiegheremo le funzionalità di un disoleatore, quando è necessario e come funziona un impianto di disoleazione delle acque provenienti dalle precipitazioni atmosferiche.

A cosa serve il disoleatore

Il disoleatore è un impianto che serve per separare oli, idrocarburi e altre sostanze inquinanti dalle acque meteoriche. Questo processo è essenziale per evitare che le acque piovane, raccolte da superfici come strade, parcheggi o aree industriali, possano inquinare corsi d'acqua o terreni circostanti.

Questa tipologia di impianto viene utilizzata per due funzioni fondamentali:

  • Separazione degli inquinanti: gli oli e gli idrocarburi vengono separati dall'acqua, prevenendo la contaminazione.
  • Protezione ambientale: si riduce l'impatto ambientale legato all'inquinamento delle acque meteoriche.

Le acque meteoriche fanno parte delle precipitazioni atmosferiche. Nello specifico si tratta di acqua piovana che non è stata assorbita dal terreno ma al tempo stesso non è nemmeno evaporata e che, pertanto, dilava le superfici scolanti.
Questa tipologia di acque si suddivide in acque di prima pioggia e acque di seconda pioggia:

  • Acque di prima pioggia: sono i primi 5 mm di pioggia uniformemente distribuiti sulla superficie scolante. Sono considerate acque nocive in quanto entrano in contatto con agenti potenzialmente inquinanti.
  • Acque di seconda pioggia: corrispondono alla parte delle acque meteoriche di dilavamento eccedente le acque di prima pioggia.

Come funziona un impianto di disoleazione

Il funzionamento del disoleatore si basa su un sistema a più fasi, identificati in vani, ognuno delle quali ha il compito di trattare specifici tipi di inquinanti presenti nell'acqua.

  • Primo vano: decantazione delle particelle più pesanti. Le acque meteoriche, una volta raccolte tramite caditoie o pozzetti, vengono convogliate nel primo vano del disoleatore. Qui avviene la sedimentazione delle particelle solide come sabbia, terriccio e morchie grazie alla forza di gravità. Questo comparto ha anche la funzione di dissabbiatore, ovvero di trattenere le sabbie e altri detriti pesanti che si depositano sul fondo.
  • Secondo vano: separazione degli oli per gravità. Dopo la fase di decantazione, l'acqua passa in un secondo vano dove avviene la disoleazione, ovvero la separazione degli oli minerali liberi. Gli oli, più leggeri dell'acqua, tendono a galleggiare sulla superficie. Qui vengono raccolti tramite filtri oleo-assorbenti o separati per sfioramento. Questo processo è in grado di eliminare circa il 75-80% degli oli presenti.
  • Terzo vano: filtrazione a coalescenza. Gli oli e idrocarburi rimanenti vengono trattenuti tramite un filtro a coalescenza. Questo tipo di filtro permette di catturare le particelle oleose rimanenti, garantendo un ulteriore trattamento dell’acqua, che ora può essere scaricata in modo sicuro.

Quali tipologie di disoleatori esistono?

Esistono due principali tipologie di disoleatori, definite dalla normativa UNI EN 858-1:2005, che stabilisce i requisiti per la progettazione e il dimensionamento di questi impianti:

  • Disoleatori di classe I: questi disoleatori, dotati di sistemi di trattamento a coalescenza, garantiscono residui di oli nell'acqua trattata non superiori a 5 mg/l. Sono impianti più avanzati e adatti a contesti con standard di scarico molto rigidi.
  • Disoleatori di classe II: utilizzano metodi di separazione per gravità e garantiscono un residuo massimo di oli pari a 100 mg/l. Sono adatti per aree meno sensibili e dove i limiti di scarico consentono una maggiore presenza di inquinanti nell’acqua trattata.

Quando è necessario il disoleatore

  • Aree industriali e commerciali: sono contesti nei quali è diffuso l’utilizzo di oli, combustibili o sostanze pericolose.
  • Parcheggi e autostrade: le superfici molto trafficate possono rilasciare residui oleosi nell'acqua.
    Stazioni di servizio e impianti di lavaggio: le aree soggette a frequente manipolazione di carburanti e oli necessitano di sistemi di disoleazione.
  • Aree portuali o aeroportuali: la contaminazione delle acque è spesso legata al transito di mezzi pesanti o imbarcazioni.

In generale, l'installazione di un disoleatore è obbligatoria ogni volta che le acque meteoriche possono venire a contatto con sostanze inquinanti, come oli e idrocarburi e il mancato trattamento può portare a pesanti sanzioni oltre che a gravi conseguenze ambientali.
Lo scopo è quello di fare in modo che i fluidi possano essere reimmessi nel ciclo dell’acqua, oppure possano essere utilizzati all’interno dei processi industriali o in quelli di irrigazione.

Per garantire un efficace processo di sedimentazione e disoleazione, Aspel realizza sedimentatori a pacchi lamellari, adatti al trattamento delle acque meteoriche, contribuendo a gestire e trattare le grandi quantità di acqua che possono accumularsi durante gli eventi meteorologici.
Con l’utilizzo del sedimentatore a pacchi lamellari è possibile ottenere sia la sedimentazione di fanghi sia la separazione di oli non emulsionati, ovvero la disoleazione.

Se hai necessità di ulteriori informazioni o desideri una consulenza sulle nostre progettazioni di impianti per il trattamento delle acque meteoriche, contattaci!