21 Nov 2024

La gestione delle acque reflue nelle cantine vinicole

L’importanza del trattamento delle acque reflue nel settore vitivinicolo

La gestione delle acque reflue nelle cantine vinicole rappresenta un aspetto cruciale per la sostenibilità ambientale del settore enologico. La produzione del vino, pur essendo un'arte antica e nobile, genera grandi quantità di acque reflue durante le diverse fasi di lavorazione,dalla pigiatura e fermentazione fino all'imbottigliamento. Queste acque, se non trattate adeguatamente, possono rappresentare una seria minaccia per l'ambiente, inquinando il suolo e le risorse idriche.

gestione acque reflue cantina vitivinicola

È fondamentale, quindi, che le cantine adottino sistemi di trattamento delle acque reflue efficienti e rispettosi dell'ambiente.  Le normative in vigore, infatti, impongono standard di qualità molto rigidi per gli scarichi delle aziende vinicole, richiedendo autorizzazioni e controlli specifici.

 

Per garantire la conformità alle normative e la tutela dell'ambiente, è necessario un approccio che integri una progettazione accurata degli impianti di trattamento con un'analisi approfondita delle caratteristiche delle acque reflue. Solo in questo modo è possibile coniugare la produzione di vini di qualità con la salvaguardia del territorio e delle sue risorse.

Cosa contengono le acque reflue delle cantine vinicole?

Le acque reflue delle cantine vinicole sono costituite da una serie di elementi derivanti dai vari processi di produzione del vino. La loro composizione varia a seconda delle fasi di lavorazione, delle pratiche enologiche adottate e persino del tipo di vino prodotto.

In generale, le acque reflue vinicole possono includere:

  • Zuccheri e alcoli: derivano dai mosti e dai vini, soprattutto durante le operazioni di lavaggio delle attrezzature e delle superfici.
  • Polifenoli e tannini: provengono dalle bucce, semi e vinaccioli delle uve, e la loro concentrazione è maggiore quando si applica la vinificazione in rosso con macerazione delle bucce.
  • Acidi organici: come l'acido tartarico, malico e acetico, sono rilasciati durante i processi di fermentazione e stabilizzazione.
  • Vinacce e bucce: scarti solidi che finiscono nelle acque durante il lavaggio delle attrezzature.
  • Detergenti e sanificanti: utilizzati per la pulizia delle attrezzature e degli ambienti. Possono includere sostanze come ipoclorito di sodio, acidi vari e tensioattivi.
  • Tracce di rame e zolfo: residui dei trattamenti fitosanitari effettuati sulle uve in vigneto.
  • Oli e grassi: possono essere presenti in quantità minori, provenienti dalle macchine e dagli strumenti utilizzati.

La presenza di questi inquinanti nelle acque reflue può avere un impatto significativo sull'ambiente, compromettendo la qualità delle acque superficiali e sotterranee, alterando gli equilibri degli ecosistemi acquatici e danneggiando la flora e la fauna. Risulta quindi necessario un adeguato trattamento delle acque reflue derivanti dalle cantine vinicole per rimuovere o ridurre la concentrazione di questi inquinanti e garantire la salvaguardia ambientale.

Quali difficoltà si riscontrano durante il trattamento delle acque reflue delle cantine vinicole?

Le principali difficoltà nella gestione dei reflui di cantina riguardano principalmente due aspetti:

  • Elevato carico organico: le acque reflue in cantina vinicola contengono alte concentrazioni di materia organica, che richiedono trattamenti specifici per evitare inquinamento delle risorse idriche.
  • Fluttuazioni stagionali: la produzione di reflui varia notevolmente durante l'anno, con picchi durante la vendemmia e la fermentazione, rendendo difficile l'implementazione di un trattamento uniforme.

Durante i periodi non di punta, il consumo idrico giornaliero può ridursi fino a cinque volte rispetto ai momenti di massima attività.
Per questo motivo, le acque reflue devono essere sottoposte a un processo di depurazione articolato in diversi stadi, ciascuno dei quali è mirato a trattare specifiche tipologie e quantità diverse di inquinanti. Solo in questo modo è possibile garantire che i reflui trattati possano essere scaricati nelle reti fognarie pubbliche o nei corsi d'acqua nel rispetto delle normative vigenti.

Normativa da seguire per il trattamento e smaltimento delle acque reflue vinicole: il Decreto Legislativo 152/2006

Le cantine vinicole sono soggette a normative ambientali specifiche per la gestione dei reflui. In Italia, ad esempio, il Decreto Legislativo 152/2006 regola il trattamento e lo smaltimento delle acque di scarico , compresi i reflui vinicoli. Le aziende devono ottenere autorizzazioni specifiche e rispettare i limiti di scarico imposti per vari parametri, come il COD (Domanda Chimica di Ossigeno) e il BOD (Domanda Biochimica di Ossigeno) che indicano il carico organico dei reflui.

Generalmente, le acque reflue delle cantine vinicole sono classificate come acque reflue industriali. Tuttavia, il decreto legislativo 152/2006 prevede la possibilità di assimilarle ai reflui domestici per le piccole aziende vitivinicole che rispettano specifici requisiti, ovvero una produzione di acque reflue non superiore a 4.000 m³/anno e un carico di azoto non superiore a 1.000 kg/anno.

Oltre alle normative nazionali, le cantine devono anche tenere conto delle regolamentazioni regionali che possono prevedere differenti restrizioni o requisiti per la gestione e il trattamento degli scarichi.

Trattamento delle acque reflue nelle cantine vinicole: le varie metodologie

Il trattamento delle acque reflue in cantina vinicola prevede l'uso di diversi sistemi, a seconda della composizione dei reflui e dei requisiti normativi. Le tecniche più diffuse possono includere differenti trattamenti fisici, chimici e biologici:

  • Depurazione a fanghi attivi: serve per ottimizzare le condizioni in cui questi microrganismi vivono e lavorano, garantendo un'efficace rimozione delle sostanze inquinanti.

  • Sedimentazione: rimozione dei solidi sospesi attraverso chiarificatori a pacchi lamellari.
  • Sollevamento liquami: i liquami sono raccolti in un pozzetto di adeguate dimensioni e sollevati alla successiva fase di aerazione utilizzando pompe sommerse.
  • Coagulazione e flocculazione: utilizzo di sostanze chimiche per aggregare le particelle fini, facilitando la loro rimozione.
  • Ossidazione biologica e chimica: utilizzo di ossidanti per abbattere sostanze organiche complesse.
  • Fitodepurazione: utilizzo di piante acquatiche (come canne di palude) in sistemi adatti a depurare le acque reflue attraverso processi biologici naturali.

Noi di Aspel abbiamo l’esperienza e le competenze adatte a supportare la clientela in ogni fase del processo: dalla consulenza sull’autorizzazione di scarichi idrici, alla progettazione e gestione degli impianti di trattamento e depurazione acque, nello specifico anche per il settore vinicolo.

Aspel dispone inoltre di laboratori accreditati per il monitoraggio analitico delle acque trattate e la verifica costante delle prestazioni impiantistiche e depurative richieste.

Attraverso l'adozione di tecnologie adeguate e pratiche di gestione responsabili, le cantine possono ridurre il loro impatto ambientale e contribuire alla protezione delle risorse idriche. 

Investire in impianti di trattamento moderni e in soluzioni innovative può rappresentare una scelta vincente sia dal punto di vista ambientale che economico.

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